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30.10.12

La teoria del tutto che non spiega una cippa di nulla (ovvero: crossed piezonuclear reactions)

Chi conosce Isaac Asimov non puo' non aver letto il famoso racconto breve "The endochronic properties of resublimated thiotimoline", un finto saggio scientifico su una sostanza farlocca che "prevedeva" il futuro e si "comportava" di conseguenza.

Chi pensava che simili vette di ironia e sarcasmo fossero inarrivabili non ha che da proseguir la lettura, si da imbattersi tra poco nel paper "Piezonuclear neutrons from earthquakes as a hypothesis for the image formation and the radiocarbon dating of the Turin Shroud". Il titolo dovrebbe gia' dire tutto (in italiano suona piu' o meno cosi': "neutroni piezonucleari derivanti da terremoti come ipotesi che spiega sia la formazione dell'immagine, sia la datazione con C14 della Sindone di Torino"), il contenuto ve lo metto per intero senza censure qua sotto.

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Ah, non e' un racconto inserito in una raccolta di inediti di "Urania", e il primo autore non e' uno scrittore di fantascienza.

E' tutto drammaticamente vero.

 

Barney

26.10.12

Audio Incipit: "Guida Galattica per gli Autostoppisti", Douglas Adams

Era un po' che avevo in mente di provare a vedere quel che veniva fuori, e stasera ho finalmente fatto l'esperimento. E' quasi da insufficienza piena (per dire che mi aspettavo anche di peggio) e se si considera che ho usato un troiaio di microfono di plastica da sorpresina delle patatine che avevo smarrito da anni, e che come eta' di sicuro pareggia quella di Greta (che ne ha nove...), allora si rasenta il seimenomeno. Spero solo che Douglas Adams non si rivolti nella tomba come una trottola...

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Insomma, ecco qua il risultato:

 

 

Barney

10.10.12

"Ilium" e "Olympos", Dan Simmons, 2003-2005 (Mondadori)

Il rischio nello scrivere un romanzo di fantascienza che parte dall'Iliade di Omero, la intreccia con tecnologie iperfuturistiche, vi inserisce elementi di meccanica quantistica a brancate, e condisce il tutto con massicce dosi di Shakespeare e Proust citati da androidi provenienti dai satelliti di Giove... il rischio si diceva e' quello -ovvio- di fare un pastone che nemmeno il cane di Ulisse lo avvicinerebbe.

E invece Simmons ha tirato fuori un altro ciclo da leggere assolutamente, come Hyperion: un meta-romanzo in cui le citazioni letterarie "colte" sono cosi' tante che e' impossibile coglierle tutte. Dalla "Tempesta" di Shakespeare, i cui personaggi sono quasi tutti presenti, a interi brani della "Recherche" di Proust, a -chiaramente- passi di Iliade, Eneide ed Odissea, passando per Coleridge e William Blake. E scordo di certo una decina di altri riferimenti.

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Nelle centinaia di pagine dell'opera si mescolano differenti piani narrativi e universi paralleli, spaziotemporalmente distinti ma destinati a convergere, in parte, alla fine del romanzo: l'epoca della guerra di Troia, un futuro imprecisato in cui la Terra e' abitata da poche centinaia di migliaia di persone, e un periodo/una Terra in mezzo a questi due. I grandi protagonisti dell'Iliade ci sono tutti, e terranno banco sino alla fine: Achille, Ettore, Elena, Paride, Cassandra, Ulisse, Menelao, Aiace... tutti gli dei con i lori vizi e le loro particolarita'... l'Olimpo e il Tartaro... ma anche Giove, Marte, -intesi come pianeti- e manufatti alieni in orbita geostazionaria terrestre...

Insomma: una ennesima prova di ardimento per Simmons, che supera di slancio la difficolta' e riesce benissimo in questo triplo salto mortale senza rete. 

 

Barney

17.9.12

Prometheus, Ridley Scott (2012)

E' un prequel? E' una side-story? E' uno spin-off? Oppure e' un filone narrativo a se stante?

Prima di tutto "Prometheus" e' un buon prodotto cinematografico, in cui teologia, evoluzione, filosofia si mischiano per dare origine ad una bella storia, girata con ottima mano da uno Scott che in certi punti pare tornato agli splendori de "i Duellanti", o dell'Alien cui questo film si lega comunque indissolubilmente. La visione in 3D francamente non m'ha colpito piu' di tanto: per buona parte del film ci si chiede se gli occhialini siano proprio necessari, in poche scene la terza dimensione si apprezza e diverte, ma certo non a sufficienza da giustificare il sovrapprezzo.

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La storia e' una ricerca delle origini dell'uomo, che ha inizio con una scoperta archeologica sulla Terra e si sposta -assieme all'astronave Prometheus, che da' il titolo al film e che prende il nome dal Titano che ha dato origine all'umanita'- nello spazio, alla ricerca del pianeta d'origine dei misteriosi "ingegneri". Ma ci sono anche storie parallele: il tentativo vecchio come l'uomo di sconfiggere la morte, gli scontri genitori-figli, l'anelito e la sfida temeraria alla conoscenza che -come la mela di Eva- porta morte e distruzione. Ottimo cast, con Noomi Rapace e Charlize Theron a monopolizzare la scena (piu' la prima che la seconda, sprecata un un ruolo antipatico e poco recitato), e un ottimo Fassbender-androide.

Proprio Fassbender e' una delle figure che m'hanno suscitato piu' interesse, perche' molte delle cose che fa-sa David non si spiegano se non con assunzioni e teoremi che paiono ottimi prodromi per un secondo episodio (tanto per cominciare, poi si vedra'...).

D'altronde, la fine e' assolutamente aperta e del tutto scollegata dall'inzio di "Alien". Insomma: la "Nostromo" ha ancora da aspettare, prima di sapere come cavolo sono arrivati sull'asteroide tutte quelle maledette uova...

 

Barney

31.8.12

Dare a Cesare quello che e' di Cesare

Con Mr. Fanelli ho discusso qualche volta, anche per posta elettronica, anche animatamente.

E' una persona sicuramente intelligente, sicuramente boriosa (meno di me, ma si avvicina al livello), sicuramente preparata in moltissimi campi, massimamente in quello tecnico dei protocolli di telecomunicazione in cui lavora. Spesso scrive cose interessanti, a volte spara enormi cazzate che veramente non si possono leggere. in questi ultimi casi, in genere se non resisti alla tentazione di farglielo notare e commenti la stronzata, Uriel si incazza e ti banna a vita. OK, il blog e' suo e io faccio esattamente lo stesso sul mio, quindi non c'e' alcun problema. Veramente. E no, Uriel: non credo tu sia fascista (lo dico perche' una delle chiavi di ricerca che porano qui e' "Uriel fascista").

La premessa serve per allungare il brodo, e per dire che quando chiunque (beh, chiunque... Il mostro di Marcinelle per esempio lo escludo, cosi' come Don Cantini e tutti i preti pedofili del cazzo. Ma si parlava di persone, mi pare...) fa qualcosa di notevole, non ho alcun problema a tributragli i giusti riconoscimenti. E quindi stasera vi devo segnalare un nuovo post di Uriel, e un evergreen che ho contribuito modestamente a far conoscere assai in giro.

Il post nuovo parla di costo del lavoro, competitività e investimenti privati nelle aziende italiane. E' esattamente quel che penso io, e quello che dovrebbe pensare qualsiasi persona normale, se accendesse il cervello e non si facesse preparare la pappa da Bersani-Berlusconi-i sindacati-Confindustria. 

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Nicole Minetti che mette fieno in cascina per il duro inverno della Grisi

 

L'evergreen e' ovviamente la "Teoria della Montagna di Merda", che serve sempre quando si discute con veri credenti della Chiesa dei Monaci Diacci Marmati degli Ultimi Giorni.

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Un credente che accumula sostanza organica da trasmutare in oro, o platino.

 

 

Ah, quasi dimenticavo: Uriel scrive -bene- anche romanzi e racconti di SciFi, qua in versione ebook liberamente scaricabile. Notevoli, veramente.

Barney

1.8.12

"L'alba della notte", Peter F. Hamilton (Urania Mondadori, quasi introvabile)

Una trilogia di quattromila pagine, presentata ai lettori italiani in dieci volumi spalmati in tre anni. Un'opera-monstre, che ci presenta un futuro fantascientifico iper-tecnologico, complicato, ampio come la nostra galassia ed oltre, ma che sotto sotto ci parla di filosofia, e cerca essenzialmente di rispondere (come puo' rispondere un romanzo) alle domande di sempre: "ma cosa c'e' dopo la morte?", "chi vince tra i buoni e i cattivi?", "l'amore e' veramente una forza invincibile?", "Dio esiste?".

"L'alba della notte" e' il "Guerra e pace" dei nostri anni, e' il romanzo russo dell'800 con influssi francesi, lunghezze Dickensiane e atmosfere buie e cupe alla Lovecraft.

E' grande letteratura, insomma, che pero' rimane purtroppo genere di nicchia perche' catalogato come "fantascienza". Come se la fantascienza non potesse avere dignita' di opera d'arte...

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Basterebbe il plot che si dipana dopo il paio di centinaia di pagine necessarie a stendere il primo, indispensabile, canovaccio di sceneggiatura a fare assurgere a capolavoro l'immane opera di Hamilton: nel 2650, per un casuale intervento di una entita' aliena durante un sanguinario sacrificio umano su un satellite appena colonizzato, le anime dei morti riescono a ritornare nel nostro continuum temporale, e iniziano a possedere i corpi dei vivi.

Condizione necessaria alla possessione e' che l'ospite non sia morto, e che si "apra" volontariamente (vulg.: implori di essere posseduto in seguito ad immani torture) allo spirito dall'oltretomba. Abbiamo cosi' le due societa' umane contrapposte (gli adamisti, che rifiutano la bioingegneria e gli edenisti, che ne fanno uso smodato), che improvvisamente si popolano di personaggi del passato: da Al Capone a Fletcher Christian (direttamente dal Bounty...), passando per guerriglieri vietnamiti, soldati delle legioni romane e reduci dalla prima guerra mondiale. I possessori hanno poteri energetici impressionanti, riescono a piegare la realta' alle loro esigenze, sparano globi di fuoco bianco dalle mani, sono immuni alle armi energetiche e possono essere feriti ed uccisi solo da proiettili vecchio stile. Uccisi per essere pronti a ritornare, chiaramente...

Lo scontro e' epico, e il motto delle anime dei morti e' "arrendetevi, tanto prima o poi passerete tutti dalla nostra parte". Il che e' vero, in prima approssimazione. Ma le anime dei morti sono molte di piu' dei corpi da possedere, senza considerare che i vivi sarebbero in pratica resi schiavi per l'eternita'; una resa senza condizioni e' quindi impensabile, una strage insensata pure. E per i medesimi motivi...

Ben presto gli uomini scoprono che lo scontro con le anime dei morti avviene, in un certo momento dell'evoluzione, per ciascuna specie senziente. Le due specie aliene che popolano la Via Lattea, pero', si rifiutano di aiutare gli uomini a superare la crisi, sostenendo che ciascuna specie deve trovare da sola la propria soluzione al problema. Una terza specie, i Laymil, hanno superato la crisi auto-estinguendosi.

Un aiuto concreto verra' dal Dio Dormiente dei Tyrathca (una antichissima razza iperconservatrice e poco tollerante), una entita' aliena sulle cui tracce sono l'adamista Joshua "Lagrange" Calvert e l'edenista Syrinx, una pilota di Spaziofalchi (astronavi biotecnologiche ad affinita'). La caccia percorrera' l'intera Galassia, mentre anche la vecchia Terra e' sotto la minaccia di possessione, da parte del primo e piu' feroce risultato del ritorno dei morti: Quinn Dexter, satanista sanguinario che vuole instaurare l'Alba della Notte del Fratello di Dio sul nostro pianeta.

Una guida ragionata all'immensa opera e all'universo creato da Hamilton e' qui (in inglese), un suggerimento per chi volesse leggersi la trilogia e' quello di cercare gli epub (piratati, vi avverto) sui circuiti underground "classici", anche perche' la versione cartacea e' di ardua (understatement) reperibilita'.

L'impegno vale comunque il divertimento, ve lo assicuro.

 

Barney

 

 

 

 

 

 

 

31.5.12

Un'altra "Another Earth"

Un post per segnalare un altro post che -oltre al mio di qualche giorno fa- si occupa del bel film di Cahill. Un post ricorsivo, insomma. Ma d'altra parte il tema del film e' il rincorrersi dei personaggi sui due pianeti identici...

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Dafne si affaccia al film da un differente punto di vista e con una sensibilita' femminile che ovviamente non posso avere io, l'unico punto di contatto con quel che scrivo e' il giudizio estremamente positivo rispetto alla pellicola...

E' sempre interessante vedere come due persone possano cogliere aspetti diversi di una stessa inquadratura,  come l'aspetto dell'espiazione che io ho trovato predominante sia in sostanza quasi rimosso dalla signora Visconti. Come invece lei si sia soffermata sul destino che ha fatto incontrare due persone segnate dalle intemperie della vita...

Insomma: due giudizi che concordano solo sul fatto che "Another Earth" e' uno dei migliori film della stagione. E non e' un particolare secondario.

 

Barney

27.5.12

"Another Earth", Mike Cahill, USA 2011

M'ero segnato il titolo, tempo fa, ma le speranze che capitasse dalle mie parti erano bassine. Invece, oggi sono potuto andare a vedere "Another Earth" con Mrs. Panofsky.

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Se capita dalle vostre parti cercate di andare a vederlo perche' e' un'ottima opera prima di un giovane regista indipendente americano. Il film ha tra l'altro vinto uno dei premi al Sundance Festival del 2011.

La trama, in breve, non prima d'avere detto che sebbene il plot a grandi linee ricordi "Melancholia" di Lars Von Trier, la trama se ne discosta rapidamente. Comunque, questo film e' precedente alla pellicola di Von Trier.

Rhoda (la bella e brava Brit Marling, che ha l'unico neo di aver lavorato per Goldman Sachs...) e' una diciassettenne appena diplomata, che festeggia l'accoglimento della sua domanda di ammissione al MIT per studiare astrofisica. Finita la festa, un po' alticcia ma soprattutto esaltata dalle novita', rincasa con la sua auto. Alla radio parlano della incredibile scoperta di un pianeta in tutto e per tutto uguale alla terra, che si sta avvicinando al nostro pianeta e che e' visibile gia in quel momento "un po' a est della Stella Polare". Rhoda si affaccia dal finestrino e inquadra il puntino blu in cielo, ma fatalmente si distrae dalla guida e becca in pieno una auto familiare ferma ad un passaggio pedonale. E' una strage: muore una donna incinta e suo figlio di cinque anni, mentre il marito restera' a lungo in coma.

Rhoda viene arrestata e incarcerata per quattro anni.

All'uscita dal carcere, la ragazza si rifiuta di ricominciare la sua vita precedente e, dilaniata dai sensi di colpa, accetta di lavorare come bidella in un anonimo liceo di provincia. Nel frattempo la febbre per "Terra 2" che si sta avvicinando e' ai massimi, tanto che una societa' privata organizza una lotteria che regala un biglietto per il viaggio di esplorazione sul nuovo pianeta.

Rhoda un giorno scopre, per caso, l'uomo sopravvissuto all'incidente mentre deposita un giocattolo del figlio sul luogo dell'incidente. Decide di andare da lui e assumersi le sue responsabilita', ma quando l'uomo le apre non ha il coraggio di confessare la sua colpa, e si inventa di essere una donna delle pulizie che offre un servizio di prova gratuita.

Da quel momento, la vita della ragazza ha come unico scopo quello di aiutare John, il sopravvissuto all'incidente, che e' quasi un alcolizzato e che ha lasciato il suo lavoro di compositore affermato per rintanarsi nella sua casa e lasciarsi lentamente andare alla deriva. Il film si dipana tra incomprensioni, piccoli avvicinamenti, drammi personali sino al (quasi) scontato innamoramento tra Rhoda e John. L'idillio dura pero' poco: Rhoda scopre di avere vinto, con la sua composizione di 500 parole, la lotteria per andare su "Terra 2", e riesce finalmente a decidersi a confessare a John quel che successe quattro anni prima.

Il finale (i finali?) non e' scontato, e lo lascio allo spettatore incuriosito.

Il film, in se, usa molto bene il pretesto della fantascienza per parlare di sensi di colpa, rimorsi di coscienza, assunzione di responsabilita', tutto in chiave molto americana (oserei dire WASP) ma tutto assolutamente coerente e godibile.

Molto bello anche il commento sonoro alle scene cruciali, divertenti alcune trovate scientifiche (l'astrofisica alla Hack che tenta il contatto con il nuovo pianeta, e si trova a parlare con la se stessa di Terra 2, che e' nata lo stesso giorno e ha fatto esattamente le stesse cose sue nella sua vita, e' un esempio), notevole la fotografia e gli esterni, bravissimi gli attori.

Una chicca da fanatici della fantascienza: quando Rhoda ritorna a casa dopo i quattro anni di prigione, entra in camera e sulla scrivania c'e' una copia della Trilogia della Fondazione di Isaac Asimov.

 

Barney

 

9.4.12

Riscrittura collettiva! Due minuti a mezzanotte: Le regole del gioco

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Alex McNab, che scrive da molte parti e di molte cose, ha tirato fuori un nuovo round robin di scrittura collettiva.

Stavolta non ho proprio potuto esimermi dal partecipare, visto che l'ambientazione e' "fantascientifico-supereroistica". Leggete, sulla pagina sopra linkata, un po' di dietro le quinte, e poi cominciate a seguire settimanalmente il dipanarsi degli eventi: domani Alex pubblichera' il capitolo uno.

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Barney

"Flashback", Dan Simmons (Fanucci editore, 2012)

In un futuro anche troppo vicino (il romanzo e' ambientato nel 2030) l'assetto geopolitico mondiale e' irriconoscibile, se pensato oggi: gli Stati Uniti d'America si sono disgregati sotto i colpi della crisi, dell'impegno assistenzial-socialista di Barack Obama (arrivato nel momento storicamente piu' sbagliato), e della politica estera di assoluta tolleranza e comprensionemnei confronti dell'Islam. Islam che ha ripagato della fiducia nuclearizzando Israele e occupando buona parte del vecchio continente, piu' Canada e parte degli USA.

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Questo e' il canovaccio nel quale si sviluppa "Flashback", e lo scenario nel quale si muove il protagonista della storia, Nicholas Bottom[1], ex-poliziotto di Denver e attualmente detective privato, tossicodipendente oramai bruciato dal flashback, la droga che fa rivivere episodi passati della propria vita. La maggioranza degli americani si fa di flashback tutto il giorno, i giovani vengono arruolati e spediti a combattere in giro per il mondo come mercenari al soldo dell'ONU, ma in pratica come truppe di conquista di Giappone e India, nuove potenze mondiali, uniche a tentare di resistere all'espansione islamica.

Bottom viene ingaggiato da un potente politico giapponese perche' risolva il mistero del brutale assassinio del figlio, avvenuto sei anni prima, caso sul quale Nick ha gia' indagato quando era poliziotto senza risolvere alcunche'. Il detective passa il suo tempo a rivivere -sotto flashback- la vita con sua moglie, morta in un drammatico incidente stradale a pochi mesi dall'assassinio del giovane giapponese, e ha affidato (meglio: affibbiato) loro figlio al suocero, che vive a Los Angeles.

Tra atmosfere che sono un misto tra Blade Runner e un qualsiasi romanzo cyberpunk di Gibson si intrecciano inestricabilmente la vita passata di Bottom, quella di sua moglie e quella del giapponese assassinato, l'odio che manda avanti Val, il figlio di Nick, e gli scontri sociopolitici per il controllo degli USA tra gruppi neonazisti, spacciatori latinos e le scarse truppe regolari ancora in azione.

Sino a scoprire, alla fine, che la posta in gioco e' molto di piu' che la soluzione del caso, e che nulla, proprio nulla e' come sembrava.

Un romanzo che e' molto piu' di una storia di fantascienza, con prese di posizione durissime sulle attuali politiche democratiche USA, e grida d'allarme nei confronti dell'espansione islamica. Ma neanche i "salvatori" giapponesi si salveranno dall'impietoso giudizio dell'autore.

Ottimo ritorno alla penna per Simmons, insomma: libro da leggere.

 

[1]: Nick Bottom e' il nome di uno dei protagonisti di "Sogno di una notte di meza estate", di Shakespeare, e la commedia esce fuori molto spesso durante la storia. Ancora una volta Simmons mischia la letteratura classica con la fantascienza, e gioca anche con l'atmosfera onirica della commedia, trasferita direttamente nel finale sogno-realta' del libro.

 

Barney

4.4.12

xkcd: Umwelt

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Voigt-Kampff test on Xkcd.

PK Dick ringrazia per l'omaggio.

Barney

28.3.12

"Perdido Street Station", China Miéville (Fanucci editore)

Ci sono libri in cui ti imbatti per caso, non conoscendo per nulla l'autore ne' il contenuto. La sorte te li mette davanti e -se sei fortunato e pronto- devi solo cogliere l'occasione. A me e' successo con "La famiglia Winshaw" di Jonathan Coe, in cui incocciai nel 1998 a Bologna, in una affollatissima Feltrinelli in pieno centro, di sabato pomeriggio. Non so da cosa fui attratto, ma dell'acquisto non mi sono mai pentito, e di Coe ho letto poi quasi tutto quel che ha scritto, compreso l'ultimo.

Altri libri invece ti inseguono per mesi o anni; rimangono al limite del tuo campo percettivo e aspettano che tu ti decida a dar seguito alla tua dichiarazione di intenti ("Questo devo proprio leggerlo, prima o poi").

"Perdido Street Station" appartiene a questa seconda categoria: erano mesi che mi faceva l'occhiolino dalla sezione "fantascienza" di una delle librerie del centro, e l'avevo preso in mano e posato decine di volte, mai convinto del tutto all'acquisto, forse un po' spiazzato dalla copertina e dalla lettura fugace di qualche frase iniziale.

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Sino alla scorsa settimana, quando finalmente mi sono deciso a comperarlo. E la lunga rincorsa e' stata ripagata da un romanzo stupendo, un affresco che non so come catalogare se non "fantascienza cyber-steampunk con spruzzate di fantasy". Un romanzo che tra l'altro rappresenta il primo di una serie dedicata a New Crobuzon, la citta' entro la quale si dipana una storia che nasce in un lontano deserto di Bas-Lag, il pianeta che ospita l'intera trama.

Il libro e' un coacervo di razze differenti: uomini "normali", garuda (uomini-uccello volanti con ali, penne e becchi), khepri (uomini-scarabeo, anzi: donne-scarabeo perche' i maschi sono piccolissimi e idioti, in quella razza), cactacee (uomini-cactus), vodyanoi (uomini-rana), macchine senzienti (ovviamente a vapore), enormi ragni multidimensionali, demoni da invocare con attenzione, Rifatti (cyborg mezzi uomini e mezzi bestie con innesti di macchine)  e -sopra tutto cio'- le Falene Estinguitrici, di cui non diro' nulla.

La storia e' complessa, l'inizio del libro e' spiazzante: il primo capitolo e' il racconto in prima persona dell'arrivo di uno dei protagonisti a New Crobuzon, e capiremo solo dopo parecchio di chi si tratta e cosa sta meditando. Le sue riflessioni intervalleranno i vari capitoli, man mano sempre piu' lucide e chiare anche per il lettore.

Le varie sottotrame si dipanano senza apparente speranza di poterne tirare organicamente le fila, sino a quando tutto inizia a incastrarsi in maniera perfetta, e ciascun personaggio si ritrovera' esattamente al suo posto in un crescendo di rivelazioni e rivoluzioni: i malviventi spacciatori di merdasogni, la potentissima nuova droga; Isaac e Lin, lo scienziato folle e geniale e la sua compagna scultrice khepri; Yagharek, il garuda caduto; le macchine senzienti, e Jack Mezza-Preghiera, un Rifatto mezzo uomo e mezza Mantide Religiosa. Piu' altri personaggi non meno importanti.

La storia giunge ad un finale drammatico, in cui nessuno uscira' vincitore e tutti -chi piu', chi meno- perderanno qualcosa: il senno, l'onore o la vita.

Libro che avvince per tutte le sue quasi ottocento pagine, con un racconto permeato da notevoli spunti di riflessione sulla coscienza, la conoscenza, la rivolta, i movimenti marxisti-leninisti (giuro, c'e' pure questo), la diversita' che sfocia nel razzismo, l'amore, la pieta', la disperazione, la rassegnazione.

Da leggere, indubbiamente, perche' -come oramai a me pare evidente- la fantascienza e' uno dei pochi strumenti che abbiamo oggi per capire la nostra cultura.

 

Barney

27.3.12

"Il morbo bianco", Frank Herbert (Ed. Nord)

"Il morbo bianco" e' relegato tra i romanzi minori scritti dal creatore di "Dune".

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Introvabile su Amazon, lo si compera sulle bancarelle (ad avere fortuna), oppure su Ebay a circa 5 Euro. E la ricerca del libro sara' ripagata dalla storia che leggerete, non facilmente catalogabile come genere, ma godibile ed interessante da molti punti di vista.

La storia e' stata scritta nel 1982, e racchiude molte delle tematiche care ad Herbert: politica, ecologia, psicologia, filosofia e spiritualita' permeano ogni pagina del romanzo che a tratti appare quasi profetico, a tratti un preludio ad una Apocalisse purtroppo possibile.

In breve il plot: John O'Neill, un brillante biochimico americano, ha deciso di passare un periodo di lavoro in Irlanda. Pochi giorni prima di iniziare le sue ricerche, sua moglie e i suoi due figli vengono uccisi in un attentato con un'auto-bomba organizzato dai Provos dell'I.R.A. (da non confondersi con il movimento Provo olandese).La perdita tragica della famiglia provoca in O'Neill un sentimento irrefrenabile di vendetta nei confronti dell'intera Irlanda, della Libia (in quanto anch'essa terra di terroristi), e dell'Inghilterra. In poco tempo O'Neil organizza un laboratorio segreto, fa perdere le sue tracce ed inizia una folle ricerca privata che ha come scopo la creazione di un morbo micidiale.

Il virus che O'Neill sta cercando di realizzare -con tecniche di ingegneria genetica descritte visionariamente bene, per un romanzo del 1982...- si lega al DNA delle donne, e in pochi giorni le uccide. I maschi risultano solo lievemente colpito dal morbo, ma la percentuale di morti femminili raggiunge il 100%.

L'intenzione di O'Neill e' quella di punire soprattutto Irlanda e Libia, ma l'azione dimostrativa iniziale sfugge immediatamente al controllo dello scienziato vendicativo, e il morbo si diffonde inarrestabile in tutto il mondo. Diventa imperativo proteggere dal contagio le poche donne rimaste, e ricercare una cura alla malattia che -mutando- inizia a fare strage pure in altre specie di mammiferi.

Il romanzo si snoda tra varie sottotrame, concentrandosi sull'aspetto psicologico degli avvenimenti e sul fatto che in breve tempo la civilta' mondiale regredisce quasi a livello preistorico. In un crescendo di infezioni e di tentativi di arginare la malattia, diviene lecito non solo uccidere chiunque invade i tuoi territori, ma anche nuclearizzare metropoli e simboli della civilta' come Citta' del Vaticano, o lasciare al proprio tragico destino interi continenti.

La scienza e' -ne "Il morbo bianco"- sia mostro incontrollabile e sempre pronto a sterminare l'umanita', sia unica soluzione allo sterminio: esattamente come e' nella realta'. La salvezza arrivera' proprio dalla scienza, ma nulla sara' piu' come prima in un mondo che vede il rapporto tra sessi spaventosamente sbilanciato verso i maschi: le poche donne rimaste potranno dettare tutte le condizioni che vogliono, anche quella di potere avere molti "mariti", visto che sono la cosa piu' preziosa sulla faccia della Terra.

Interessante, tra le altre cose, l'"accanimento" di Herbert (o meglio, di O'Neill) nei confronti della Libia, vista come impero del male assoluto. Pensavo che la cosa avesse un collegamento con l'attentato di Lockerbie, ma ho controllato: e' del 1989. In realta' all'epoca del romanzo Gheddafi era uno dei maggiori finanziatori dell'IRA, il che basta e avanza a giustificare la connessione Irlanda-Libia in un'ottica di realta' prestata al romanzo. Nel migliore stile Herbertiano.

Barney

26.2.12

La storia della fantascienza

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Ward Shelley tenta di descrivere le evoluzioni e i collegamenti tra le varie branche della fantascienza. Opera bellissima, ma difficilmente fruibile se non la si stampa su un plotter A0.
E no, non credo che al lavoro mi passino la stampa indispensabile per il prossimo progetto...
Non resta che navigarla sul monitor, cercando di non perdere la bussola. Mappa comunque notevole.

Barney

7.2.12

"Quando la luce tornera'", Vernor Vinge

Dopo "Universo incostante", vero capolavoro della SciFi, Vinge scrive "Quando la luce tornera'", romanzo in cui vi sono alcuni -poco significativi- punti di contatto con il Premio Hugo del 1993, ma lettura avvincente e storia costruita benissimo, e a sua volta Premio Hugo 2000. Vinge scrive relativamente poco, ma ogni suo romanzo e' una chicca, compreso "Alla fine dell'arcobaleno", che un paio di annetti fa dette origine alla querelle lettori-Mondadori per gli antipaticissimi tagli alle opere della collana "Urania".

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Se riuscite a trovare il libro su qualche bancarella dell'usato (il romanzo e' introvabile altrimenti, almeno in italiano: manco su eBay c'e'!...) avrete tra le mani una storia con parecchi particolari interessanti.

Ad esempio, un pianeta che orbita attorno ad una stella variabile, che alterna 35 anni di attivita' (e quindi di luce e calore) a 215 di spegnimento quasi completo, con conseguente trasformazione del pianeta stesso in palla di ghiaccio. La civilta' che si e' sviluppata su quel pianeta ha trovato il modo di sopravvivere al gelo infrattandosi in grotte profondissime, ma ad ogni ciclo di accensione si trova a dover ricostruire daccapo tutte le infrastrutture di base (palazzi, strade, fattorie...) che vengono spazzate via dai primi mesi di intensa attivita' solare; l'avanzamento tecnologico e' quindi "a salti", e proprio quando siamo vicini alla nascita della prima civilta' industriale, due differenti spedizioni "commerciali" sono in orbita attorno al pianeta per sfruttare gli ingenui alieni (che tra l'altro sono proprio quanto di piu' alieno si possa immaginare: ragni senzienti). Uno dei due gruppi e' rappresentato da veri commercianti, i Qeng Ho (citati anche in "Universo incostante"), ansiosi di mercanteggiare chissa' quali ricchezze con gli autoctoni, l'altro e' rappresentato da umani misteriosi, gli Emergenti, che si riveleranno ben presto un incubo della peggiore specie, sia per i Queng Ho che per il pianeta Arachne. Tra gli Emergenti risaltano per cattiveria e crudelta' alcuni personaggi indimenticabili, primo tra tutti il caponave e leader di missione Tomas Nau. Pagina dopo pagina si impara ad odiare Nau e i suoi scagnozzi, e a sperare che qualche evento particolarmente doloroso li cancelli dalle pagine del libro. Si scopre che gli Emergenti sono soliti utilizzare (letteralmente) i prigionieri di guerra per scopi diciamo "cybertecnologici", e ovviamente pure per diletto sessuale.

La storia si alterna tra i visitatori umani, che in orbita attendono per decenni che la civilta' dei ragni diventi tecnologica al punto giusto, e i ragni stessi, tra i quali presto impareremo a riconoscere Sherkaner Underhill, geniale e bizzarro inventore a meta' strada tra un McGyver e Leonardo da Vinci. Il tutto con l'inesorabile metronomo della stella OnOff, che precisa come la morte si spegnera' dopo cinquanta anni di attivita'.

Riusciranno i ragni ad evolvere a sufficienza per rimanere attivi anche durante il grande gelo? Chi prevarra' nella lotta in orbita, tra i simpatici Qeng Ho e i fottutissimi Emergenti?

Recuperate il libro, e lo saprete!

Barney

 

29.12.11

Universo incostante, Vernor Vinge. Ed. Nord

"Universo incostante" e' uno dei piu' bei romanzi di Vinge, ed ha meritatamente vinto il Premio Hugo del 1993. Si tratta di una poderosa space opera di hard science fiction che riesce a mantenere un livello elevatissimo per piu' di 530 pagine.

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La premessa "tecnica", che spiega anche il titolo in italiano del romanzo (tra parentesi: diversissimo dall'originale, che e' "A fire upon the deep"), e' che nella nostra galassia vi siano quattro zone "temporali" distinte, concentriche una rispetto all'altra. In queste zone la velocita' massima e' differente: nel centro abbiamo la zona piu' lenta, dove le tecnologie avanzate non funzionano e anche i cervelli degli uomini ragionano peggio. La zona successiva e' la nostra: la velocita' massima e' quella della luce, i viaggi tra sistemi solari sono possibili solo grazie all'ibernazione, i computer sono simili a quelli umani. La terza zona, l'Esterno, rappresenta il campo d'azione iniziale del romanzo: e' possibile superare abbondantemente la velocita' della luce sia con navi che con sistemi di comunicazione, nanotecnologie e intelligenze artificiali dominano ogni manufatto, esistono congegni agrav (antigravita'). Piu' esternamente ancora c'e' il Trascendente, dove la vita esiste come essenza e in pratica siamo sull'Olimpo: i pochi abitanti sono totipotenti o quasi, e infatti sono chiamati "Potenze". Qua la velocita' massima possibile e' ancora superiore, cosi' come l'interazione con qualsiasi strumento computerizzato.

La storia: una spedizione scientifica parte dall'Esterno per esplorare un pianeta che appare disabitato, nel Trascendente. Fortunosamente si scopre, invece, che il pianeta ha ospitato millenni prima una civilta' avanzatissima, e viene ritrovato un archivio informatico sepolto. La spedizione si mette a studiare l'archivio, che in realta' e' una Potenza primeva. In breve la Potenza si risveglia, infesta ogni sistema computerizzato e inizia a far strage dei ricercatori. Gli uomini si accorgono tardivamente del disastro compiuto, e contestualmente scoprono una contromisura. Approntano un tentativo di fuga dal pianeta, ma la Potenza annichilisce una delle due astronavi in partenza. L'altra contiene tutti i bambini ibernati, due adulti e la contromisura. La loro fuga fortunosamente riesce, ma l'astronave si ritrova su un pianeta sconosciuto.

La Potenza si espande inesorabile, alla conquista di centinaia di sistemi solari e alla ricerca dell'astronave fuggita. L'azione viene spesso raccontata da dispacci ultraluce, che -simili a lanci di agenzia- anticipano o chiariscono lo svolgersi frenetico delle cose.

Nel frattempo i fuggitivi atterrano sul pianeta, adatto alla vita ma privo di tecnologia avanzata. Appena atterrati, i due adulti vengono uccisi dagli abitanti del pianeta: canidi intelligenti che vivono in gruppi (meglio: in aggruppi) di piu' individui che formano una entita' multipla ma inscindibile. Grazie al lavoro di equipe, i cani sono riusciti a costruire case, palazzi, navi... Siamo dunque in un Medioevo canino. Gli unici due esseri umani non ibernati sono i due figli degli adulti uccisi, che verranno catturati da due fazioni di cani rivali e li guideranno in una frenetica evoluzione tecnologica accelerata per sconfiggere l'avversario.

La Potenza perversa continua la sua conquista e la distruzione di interi mondi; a contrastarla e' rimasta una sola astronave, che ha intercettato il segnale di soccorso della nave fuggita sul pianeta dei cani e li' si dirige alla disperata ricerca della contromisura.

Tra lotte, guerre e maree temporali, i capitoli si alternano senza soluzione di continuita' e incalzano il lettore sino alla fine, che rappresentera' un nuovo inizio per la civilta' di Artiglio.

Da leggere, sia perche' la trama e' ben congegnata, sia perche' le soluzioni tecniche che giustificano la trama stessa sono perfettamente funzionali al plot. Vinge non tradisce le attese: consiglio caldamente anche gli altri due "Hugo" dello scrittore statunitense: "Quando la luce tornera'", e "Alla fine dell'Arcobaleno".

 

Barney

12.12.11

xkcd: Cryogenics

Paradossi temporali che Woody Allen ben conosce... Approfitto per suggerire xkcd come posto dove trovare regali ganzi e a poco prezzo all'ultimissimo tuffo.

Barney

2.12.11

Hyperion, Dan Simmons (Fanucci)

Qualche giorno fa Fanucci ha ristampato il primo volume della serie "I canti di Hyperion", di Dan Simmons, all'incredibile prezzo di 4,90 Euro. Prima ancora di continuare a leggere le mie bischerate, vi consiglio di correre alla libreria piu' vicina e comperare "Hyperion": saranno i 4,90 Euro meglio spesi in cultura che vi capitera' mai di investire, ve l'assicuro. Gli altri tre volumi -che dovrete leggere, se comperate il primo- vengono via per 9,90 Euro ciascuno. Che se uno pensa al fatto che "Le prime luci del mattino", il mirabolante ultimo volume per bimbiminkia scritto da Fabio Volo, costa DICIANNOVE FOTTUTISSIMI EURO, attacca a smoccolare ora e termina a Pasqua.

Vabbe', su... Lasciamo perdere lo sterco e parliamo di cose serie.

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Hyperion e' fantascienza classica, una "space opera" che puo' sembrare riservata agli amanti del genere. Invece no: se non avete mai letto nulla di fantascienza, provate ad iniziare con questo libro qua e -forse, superate le prime trenta pagina- capirete come ci si possa appassionare a scenari e situazioni futuristiche e improbabili, a viaggi in criofuga o attraverso portali di teletrasporto, a guerre tra mondi e civilita', tra uomini, intelligenze artificiali e Ouster (i reietti discendenti dei primissimi coloni umani, che si sono evoluti ed adattati alla vita nomade nello spazio), ad astronavi-torcia o astronavi-albero. Tutte queste cose ci sono, ovviamente, ma rimangono sullo sfondo di un romanzo costruito come il Decamerone di Boccaccio o i Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer: sette personaggi che raccontano se stessi e la loro vita l'un l'altro, mentre il plot li spinge inesorabilmente verso il pianeta Hyperion, vero fulcro della storia. Il nome del pianeta e' anche il nome di una delle opere di Jonh Keats, il poeta romantico inglese morto ventiseienne di tisi in Italia nei primi anni del 1800. E Keats e' uno dei personaggi protagonisti della storia, in forma di ibrido uomo-macchina. I sette pellegrini hanno come meta finale le tombe del tempo, un luogo su Hyperion dove il tempo scorre a ritroso dal futuro remoto verso un presente ignoto. A difendere le tombe del tempo c'e' lo Shrike, un essere mostruoso che dilania ed impala le proprie vittime su un albero metallico di spine. Shrike e' il nome inglese dell'averla, un uccello che uccide dilaniando piccoli animali, i quali vengono poi impalati su spine di arbusti.

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Ma la parte veramente imperdibile del libro sono -come gia' detto- i racconti dei sette protagonisti. I personaggi sono diversissimi, e diversi risulteranno i legami di ciascuno con Hyperion e con lo Shrike, in un crescendo di tensione che non si sublima in un finale chiuso, ma rimanda alla lettura dei volumi successivi. I sette metteranno a nudo loro stessi, le loro paure, i loro drammi personali, i dolori che ciascuno ha passato per arrivare sino li'. E' difficile non rimanere colpiti dai repentini e magistrali cambi di registro che Simmons riesce a gestire con mano ferma e sapiente: ad ogni racconto sembra veramente di sentire il protagonista che recita la storia con la sua voce, diversa da quella che l'ha precetudo e da quella che lo seguira'.

Leggetelo, il libro, e scoprirete le storie di Rachel, la figlia del ricercatore Sol Weintraub; di Lamia e dell'androide Jonh Keats, di Siri e del suo mondo in cui i delfini dominavano i mari, del soldato Kassad che ama un'ombra elettronica incontrata per caso durante una simulazione di battaglie, del prete cattolico Padre Hoyt, che su Hyperion trovera' la sua croce... Racconti incredibili per la loro visionarieta', ma allo stesso tempo romantici nel senso letterario del termine, che non si possono rinchiudere nel ristretto recinto della fantascienza: questa e' letteratura, perdio! E di livello eccelso!

 

Barney

 

 

 

 

27.9.11

Navigating NPR's Top 100 Science Fiction and Fantasy Books

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La classifica dei 100 libri di SciFI e Fantasy piu' votati dai lettori di un sito merregano di riferimento, "chartati" in un diagramma di flusso che aiuta i piu' indecisi a scegliere tra "Nessun dove" e il "Silmarillion".

Notevole, anche se la classifica in se e' del tutto discutibile/arbitraria/incompleta. E certe posizioni urlano vendetta con enormi spargimenti di sangue...

Barney

23.9.11

Scorrete lacrime, disse il poliziotto. Philip K. Dick, Fanucci

Dopo due deludenti romanzi scritti in questo ultimo anno e mezzo avevo bisogno di un capolavoro, e mi son quindi riletto un Philip Kindred Dick preso a caso dalla mia libreria. E' toccato a "Scorrete lacrime, disse il poliziotto", ottimo romanzo.

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La bellezza di questo libro sta in come Dick riesce a raccontare una storia intricata, onirica, a volte assurda, senza in pratica mai indulgere in spiegoni inutili e feedback infodumpati.La storia si dipana pagina dopo pagina come se fosse raccontata in presa diretta, e il lettore la vive assieme al protagonista.

Un assaggio della storia: Jason Taverner e' un famoso conduttore televisivo, il suo programma fa trenta milioni di ascoltatori ogni martedi' sera. E' anche uno dei pochissimi "sei", un uomo geneticamente modificato per essere migliore degli altri. Un giorno Jason viene aggredito da una delle sue amanti con una specie di spugna cannibale, viene ferito gravemente e si risveglia in un sordido hotel di periferia. Taverner scoprira' immediatamente di non esistere piu': non ha documenti di identita', nessuno lo riconosce, nessuno ha mai visto il suo programma, nessuno ha mai ascoltato uno dei diciannove dischi che ha inciso. In una societa' repressiva e ipercontrollata, in cui la pol (la polizia) e la naz (la guardia nazionale) reprimono nel sangue le proteste degli studenti universitari, in cui ad ogni angolo c'e' un posto di identificazione e di blocco, non c'e un singolo documento che possa provare che Jason Taverner e' una persona. La vicenda si chiarira', alla fine; non prima che il protagonista abbia preso coscienza di come, in quel mondo, avere perso lo status di ricco intoccabile rappresenti un vero e proprio attentato alla vita.

E il poliziotto del titolo e le sue lacrime saranno protagoniste, nel finale, della presa di coscienza nostra e di Taverner. Un grande romanzo, che dimostra una volta di piu' come sia stupido considerare la fantascienza un genere minore: libri come questo hanno una forza che rimane intatta anche a trentacinque anni dalla loro pubblicazione.

 

Barney